26 05 2011

37
10:25 – 2 agosto 1980 – save us…

37, il numero dell’autobus dai colori sbiaditi, giallino per la parte superiore e rosso per quella inferiore, il mezzo di trasporto che per anni a venire mi avrebbe portato in giro per la mia città: Bologna.
Eravamo arrivati il giorno prima in una località tra i Comuni di Torino di Sangro e quello di Paglieta, in Abruzzo, per goderci le vacanze estive, mia madre, mio padre, mio zio, ed io. La casa, in Provincia di Chieti e situata in prossimità di un grande campo non troppo distante dal mare, era molto grande, finita di costruire da poco aveva la facciata esterna ancora da intonacare, mentre l’interno era nuovo, ma vuoto, solo qualche mobilio. Così, quel giorno, eravamo rimasti a casa e mentre mio zio ed io, fatta colazione, giocavamo a calcio nel lunghissimo corridoio, i miei genitori sistemavano le varie cose che c’eravamo portati dietro, comprese le vettovaglie nuove e parte del mobilio, nuovo anch’esso, che il padrone di casa andava comprando e man mano ci portava caricando il carretto trainato dal suo bel trattore. Tra un tiro e una parata, tra l’immaginazione di essere dei giocatori del Bologna e la realtà dell’essere semplicemente due che si divertivano giocando in un corridoio, ascoltavamo distrattamente le voci, i suoni, che provenivano dalla radio appoggiata sulla credenza, di fianco al tavolo da pranzo, in cucina… e poi… silenzio, il taglio netto e maldestro di una canzone e una voce che come dal nulla diceva: “Interrompiamo le trasmissioni per un’edizione straordinaria del telegiornale radiofonico”.

Quella notizia.

Avevo sette anni e ricordo bene quel momento, le parole di quel giornalista radiofonico, i colori di quella casa, gli odori e, il silenzio… e ancora oggi, anche ora, mentre scrivo, non riesco a trattenere le lacrime e quello strano dolore che ti prende alla gola come fosse una mano che te la stringe, che ti rende difficile il respiro. Come non riesco, ogni volta che passo o vado in stazione a Bologna, a non guardare quella parte dell’edificio, quello squarcio, a non avere quel pensiero empatico che mi trasporta in quei terribili momenti vissuti da chi era presente. Difficile dimenticare.

Oggi la linea 37, che quel giorno servì prima per trasportare i numerosi feriti ai vari ospedali e poi per fare spola tra la stazione e l’obitorio, che in quegli anni si trovava ancora in Via Irnerio, non transita più davanti la casa dei miei genitori, ed io, che per tanti anni sono stato suo passeggero, un osservatore in piedi appoggiato al vetro posteriore, non abito più a pochi passi dalla sua fermata, ma non l’ho mai dimenticato, così come non ho mai dimenticato tutti i soccorritori, ed è vero, come ho avuto modo di apprezzare attraverso la visione di un documentario sull’accaduto, che non vi sia persona, interessata dell’accaduto, che non si ricordi dov’era quel giorno e cosa stesse facendo.

Io ero in vacanza, ero al mare, e ci sono rimasto per tutto il periodo della vacanza, ed ho comunque sorriso, e mi sono comunque divertito, ed ero piccolo, troppo piccolo per capire bene cosa fosse successo, se non per le espressioni nei volti dei miei genitori… e mi dispiace.

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